Nelle strade strette e pavimentate del quartiere ebraico di Praga (Josefov), dove le ombre delle sinagoghe gotiche si allungano al tramonto, vive una delle leggende più affascinanti sulla creazione artificiale della vita e i pericoli di giocare a essere Dio: il Golem. La versione definitiva di questa leggenda, quella che ha catturato l'immaginazione mondiale, è legata al Rabbino Judah Loew ben Bezalel, noto come il Maharal, nel XVI secolo.
Il contesto storico è vitale per comprendere l'orrore e la necessità dietro il Golem. Era un'epoca oscura, l'imperatore Rodolfo II governava con una miscela di fascinazione per le arti oscure e tolleranza, ma l'antisemitismo ribolliva per le strade. Gli ebrei di Praga vivevano sotto la minaccia costante del 'Libello di Sangue', l'accusa falsa e medievale di usare il sangue dei bambini cristiani per cuocere il pane azzimo della Pasqua.
Secondo la leggenda, il Maharal, dopo aver consultato i cieli e aver digiunato, portò due dei suoi discepoli sulle rive del fiume Moldava in piena notte. Lì, sotto la luce delle torce, modellarono una figura antropomorfa enorme con l'argilla del fiume. Recitarono canti della Cabala, combinazioni segrete di lettere del 'Sefer Yetzirah' (Libro della Creazione), imitando l'atto divino della Genesi.
Il Golem, spesso chiamato Josef o Yossele, aprì gli occhi. Non era un essere umano; non aveva un'anima (neshamah) e, quindi, non poteva parlare, poiché il linguaggio era considerato il riflesso dello spirito divino. Era una macchina biologica, un automa di forza bruta incalcolabile e obbedienza letterale. Il Maharal lo usò per proteggere il ghetto. Josef pattugliava le strade di notte, rilevando coloro che tentavano di nascondere cadaveri di bambini cristiani per incriminare gli ebrei, o disperdendo le folle con le sue stesse mani.
Tuttavia, la tragedia del Golem risiede nella sua natura incompleta. Mancando di un'anima, mancava di moralità e della capacità di comprendere le sfumature della vita. Inoltre, la sua forza cresceva con ogni ciclo lunare. Si racconta che il Maharal dovesse 'disattivarlo' ogni venerdì prima del Sabbath, togliendogli il pergamino o cancellando la prima lettera dalla sua fronte, affinché potesse riposare.
Un venerdì fatale, il Rabbino dimenticò di farlo. Il Golem, attivo durante il giorno sacro, iniziò a fallire. Senza ordini chiari e con un'energia cosmica traboccante, impazzì. Iniziò a distruggere il quartiere che aveva giurato di proteggere, sradicando alberi, abbattendo muri e minacciando la gente.
Il Maharal, allertato in piena sinagoga, dovette correre per affrontare la sua creazione. In un momento di tensione drammatica, riuscì ad avvicinarsi alla bestia furiosa e a cancellare la prima lettera di *EMET* (Aleph), lasciando la parola *MET* (Morte: מת). Il Golem si paralizzò all'istante e si disintegrò, trasformandosi in una massa inerte di argilla secca che cadde sul Rabbino, quasi schiacciandolo.
Per evitare che un tale potere potesse essere usato nuovamente in modo errato, il Maharal nascose i resti del Golem nel sottotetto (genizah) della Sinagoga Vecchia-Nuova (Altneuschul). Proibì l'ingresso a quel sottotetto sotto pena di scomunica e morte. Per secoli, la leggenda persistette. Anche durante l'occupazione nazista nella Seconda Guerra Mondiale, si racconta che un ufficiale della Gestapo tentò di entrare nel sottotetto e morì misteriosamente o fuggì terrorizzato.
Il Golem rappresenta l'archetipo dell' 'apprendista stregone' ed è il precursore diretto di Frankenstein e dell'intelligenza artificiale moderna: il sogno umano di creare vita intelligente per servirci, e l'incubo inevitabile di perdere il controllo su di essa.