Nelle ombre dei vicoli moderni di Tokyo e Kyoto, dove la luce al neon lampeggia, cammina una figura che rappresenta l'ansia sociale giapponese nella sua forma più pura: la Kuchisake-onna, o la 'Donna dalla bocca tagliata'. Sebbene oggi sia classificata come una leggenda urbana, le sue radici potrebbero risalire al periodo Edo o Heian, trasformandosi con ogni generazione.

La narrativa è agghiacciante e ritualistica. Una donna alta, bella, con capelli neri lunghi e vestita con un cappotto, si avvicina a un bambino o studente solitario al tramonto. Indossa una mascherina chirurgica, un accessorio comune in Giappone per prevenire i raffreddori, che le permette di confondersi con la folla senza destare sospetti. Con voce dolce, chiede: 'Watashi kirei?' (Sono bella?). Se la vittima risponde 'No', la donna la uccide all'istante con delle enormi forbici da sarta.

Antropologicamente, la Kuchisake-onna incarna il terrore della pressione sull'aspetto e la conformità. La sua origine viene spesso attribuita a una moglie di un samurai che, vanitosa e infedele, fu mutilata dal marito geloso ('Chi ti crederà bella adesso?'). Nell'era moderna, riflette anche il timore delle operazioni di chirurgia plastica fallite e della perdita di identità dietro la 'maschera' sociale (honne e tatemae).