Per capire il Muki, bisogna scendere nelle profondità della terra, lasciando alle spalle la luce del sole e l'aria fresca degli Andes. Nelle miniere del centro del Perù, i minatori sanno che il vero proprietario della ricchezza non è la compagnia mineraria multinazionale, né lo stato, né l'ingegnere capo, ma il Muki.
Il Muki è descritto come un essere piccolo, un folletto di non più di 60 centimetri di altezza, con una testa grande e una barba lunga e rossa. La sua pelle è pallida e quasi trasparente a causa della sua vita eterna nelle tenebre. Il Muki non è necessariamente un demone cristiano, ma uno spirito tutelare che protegge la terra e la sua ricchezza.
I minatori credono che il Muki possa essere placato con offerte e rituali, come il 'Pacto' o la 'Tinkay', che consiste nell'offrire al Muki ciò che più gli piace: foglie di coca, aguardiente, sigari e dolci. Se il Muki accetta l'offerta, si manifesta e può rivelare una vena di oro ricchissima o rendere il lavoro del minatore incredibilmente produttivo per un periodo determinato.
Tuttavia, il prezzo di questo patto è alto: il Muki chiede 'forza vitale' e il minatore che stringe il patto con lui inizia a indebolirsi, a malarsi e a consumarsi giorno dopo giorno, anche se diventa ricco. Alla fine del periodo stabilito, il Muki si prende l'anima o la vita del minatore in un incidente finale.
Il Muki rappresenta la resistenza indigena contro l'exploitazione esterna e simbolizza l'alienazione del lavoro in miniera: la ricchezza estratta a costo della propria vita e salute. Ancora oggi, nelle miniere moderne con tecnologia avanzata, si eseguono rituali di 'Pagamento alla Terra' e si rispetta la figura del Muki.

